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Vedo
La Costa Azzurra, Matisse
Leggo
Il retro delle confezioni di cerini
Mangio
Noci, miele e fichi d'india
Ascolto
Miles Davis |
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26 settembre 2005
Mamma Roma
(Una notte, un viaggiatore…)
Pioggia, tanta pioggia,
ovunque.
Strade bagnate,
Sanpietrino liscio.
A Roma tutti sanno che il Sanpietrino
È infido,
non perdona.
Sulle strade lisce,
sul sampietrino bagnato,
meglio si va,
si scorre facile,
tutto sembra a portata di mano,
compresi i pericoli.
Si va lenti, ci si sente più leggeri,
con gli acquazzoni l’attrito si annulla,
tutto sembra passare più in fretta.
Mamma Roma, stanotte abbiamo più paura,
paura di sbagliare,
prima ancora di cadere -
il pericolo c’è -
stanotte si rischia grosso.
In ballo c’è una caduta,
la fanghiglia calpestata da migliaia di piedi che sono passati
da queste parti nell’ultima mezz’ora,
il senso del ridicolo,
il terrore della perdita,
la voglia di toccare,
la presa forte di una mano,
che improvvisa,
non richiesta,
stringe,
chiama.
- C’è qualcuno lassù?
Sono venuto a prenderti.
- Sì, lo so ma non immaginavo…
- Beh, neanche io, se non ci fosse questa pioggia…
Stai attenta, puoi scivolare,
- Sì, è già successo
- Mi senti? Ti prendo
- Non pensavo
- Neanche io
Stanotte non c’è solo fanghiglia e folla,
si gioca da professionisti,
anche la luna guarda, quasi soddisfatta ride,
c’è qualcosa che non riescono a spiegare,
sarà la pioggia,
sarà la carta umida che se ne va sotto le scarpe,
sarà la luce gialla dei lampioni –
quante luci accese hanno visto stanotte –
sarà Billie che non la smette di cantare Moon Light Love…
sarà Roma.
Mamma Roma.
| inviato da il 26/9/2005 alle 1:8 | |
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28 giugno 2005
Libertà e perline colorate
Ho necessità di scoprirmi in fondo a certe
cose che mi accadono.
Quando capitano,
il mio istinto più forte mi porta a scoprirne il
perché,
perché proprio in quel momento,
in quell’ambiente,
mi ritrovo di nuovo fragile, sulla punta delle dita.
Di qualcun altro.
Tutta la costruzione,
tutta la fatica che spendo per me,
per essere forte,
improvvisamente viene spazzata via
da un soffio di vento caldo,
mi ritrovo tremante a raccogliere cocci.
Strano, dovrei sentirmi preoccupata,
dovrei vederne lucidamente la fine,
accorgermi fin da subito del lento morire delle cose,
e invece mi raccolgo in un sorriso,
segreto.
Tutto ciò che mi viene in mente
sono:
alberi alti su cui far dondolare un’altalena,
colline di grano verde spazzate dal vento d’estate,
girandole colorate sui tetti di Roma,
case rosse dagli usci verdi,
strade lastricate di sassolini colorati,
biglie da ricercare sotto arbusti di more,
un lento morire di corpi,
dopo un amplesso,
favole indiane da raccontare dopo il tramonto,
cibi colorati da assaporare,
pietanze fredde da scoprire a occhi chiusi,
mare aperto su cui veleggiare,
città incantate da scoprire incantati,
pastelli a cera per scrivere sui muri,
foglie di fico, di alloro, di mirto, di pungitopo
da collezionare,
pozze d’acqua chiara in cui immergere il mio corpo nudo di donna,
spiagge profumate su cui riposare,
immersi nell’odore di resina e sale.
Tutto questo per pochi brevissimi attimi,
prende corpo nella mia testa,
mentre qualcuno mi guarda e non sa fino a che punto mi desidera,
non vede ancora il mare, io lo intravedo e già so che
lo farà impazzire.
| inviato da il 28/6/2005 alle 19:3 | |
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26 marzo 2005
Camomilla in fiore
Milonga è tornata. L'avevano messa in un sottoscala, troppo scomodo per chi è abituato a viaggiare. L'inverno è sempre lungo se non riesci a vedere un pezzo di cielo. Adesso sta sempre lì, ma comincia a vedere un po' di sole. C'è Boop che l'aspetta fuori e cose e persone che ama e che vuole avere di nuovo con sè.
L'albero di Giuda ha messo i fiori, è ora di uscire.
La bufera è passata, comincia il viaggio sulla terra ferma, troveremo draghi, maghe e denti avvelenati, Gli argonauti non hanno più paura. Il mare li ha fatti liberi.
| inviato da il 26/3/2005 alle 17:42 | |
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13 febbraio 2005
Fragole e castagne
C’era una volta una ragazza sola
Che aveva voglia di scoprire il mondo.
Una volta, quando era bambina, le dissero:
‘Il tuo nome dice molto di te, coltivalo,
cerca la luce nelle cose che fai,
illuminati delle cose che ti circondi’.
Non c’aveva mai pensato prima,
così da quella volta prese coscienza di quello che portava
con sé,
in fondo, ogni volta che la chiamavano
veniva presentata al mondo
e a quel nome doveva rispondere.
Sì, era stata una bambina silenziosa,
ma da quella volta era riuscita a capire
le cose in un altro modo,
difficile da spiegare,
le vedeva così e questo già la stupiva molto.
Un giorno, mentre gironzolava nei boschi vicini alla sua città
(amava molto spostarsi verso spazi che non conosceva),
incontrò un falegname.
Non sapeva il suo mestiere,
ma capì subito che doveva essere così:
le sue mani erano grandi, portava un maglione di lana
spessa, che lasciava intuire muscoli e sicurezza,
e soprattutto
sapeva di legno.
Non si parlarono subito,
ma si guardarono incuriositi –
rimase colpita dallo sguardo intrigato di lui,
nonostante fosse molto stanca per il cammino percorso.
Silenziosa, come quando era bambina,
osservava il falegname e le altre persone che si trovavano lì
con loro,
osservava le sue mani grandi.
Dopo un po’ di tempo,
mentre odorava i profumi del bosco,
l’odore del freddo e del fuoco messo sù per la carne,
quasi dimenticando il volto di quello sconosciuto,
lo scoprì in cucina-
‘Che strano, pensavo fosse un falegname’
Agitava un cucchiaio in un cucinino
fuori misura per le sue grandi mani,
gli lanciò uno sguardo, sembrava sicuro di sé.
Ancora altre voci e altri suoni
E intanto il buio era calato,
la ragazza si ritrovò con un piatto in mano
e con gli occhi di lui curiosi e fermi mentre gli
diceva che aveva apprezzato il suo lavoro.
La sera passava, quella doveva essere una lunga festa,
alla fine, tutti decisero di andare a dormire,
la ragazza aveva scoperto la sua voce,
aveva incrociato i suoi occhi,
sapeva anche il suo vero mestiere.
Nulla di più.
Ancora troppo poco.
Passarono dei giorni,
i due si ritrovarono,
prima in mezzo a un gran freddo-
e lì tornarono bambini:
‘Vieni con me, devo assaggiare la neve’
Gli disse, e non aveva paura.
Poi si incontrarono di nuovo,
in città, al sole:
lì lui parlò molto,
lei glielo lasciò fare –
qualcosa disse anche lei.
Dopo le avrebbe detto di essere rimasto colpito
dalle sue parole,
senza ricordare che erano solo di un grado
diverso rispetto al normale.
La curiosità di lui crebbe,
lei fu colpita dalla sua sicurezza –
si piacquero ancora.
Lui le aveva parlato dei suoi mondi,
lei glieli aveva fatti intuire.
Un bel giorno,
questi mondi altri,
per uno strano rigurgito,
vennero fuori,
quasi a reclamare il falegname-cuoco
dalle grandi mani.
Lei li vide passare,
non fece nulla per doverli
fermare,
sentiva lui accanto che li conosceva bene,
sarebbe stata al sicuro.
Così non fu,
lui preso dal troppo facile,
li fece entrare,
lei si ritrovò in territori
scivolosi,
che mai avrebbe voluto attraversare.
Le sue mani grandi non le bastavano,
erano prese da altre mani,
lo guardava fisso,
aspettava il suo aiuto,
lui non capì.
C’era una volta una ragazza sola,
che aveva voglia di scoprire il mondo.
Un bel giorno aveva conosciuto un
falegname.
Non era uno spirito del bosco,
era una persona in carne e ossa,
con delle grandi mani:
non l’avrebbe lasciata andar via
così facilmente,
avrebbe percorso con lei
molta strada,
l’avrebbe protetta da sguardi indiscreti,
avrebbe teso il braccio per farla passare
in mezzo a degli sconosciuti,
anche a un concerto hard core.
Lì, l’avrebbe baciata.
| inviato da il 13/2/2005 alle 17:18 | |
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28 gennaio 2005
Post Scriptum
Oggi firma del contratto
Donna libera
Popolo, un brindisi
| inviato da il 28/1/2005 alle 22:41 | |
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28 gennaio 2005
Affollamento
Qui si canta una storia singolare,
fatta di plurali, di voci, di colori e suoni,
di odori e mesticanza,
di partenze e continui ritorni.
Non siamo una persona sola,
siamo un intreccio di affetti, di storia,
di volti che vengono a cercarci,
ancora,
a cui diamo un po’ di noi,
che cedono un po’ di rabbia
e passato e frustrazioni
ma
una direzione
non oscura altri mondi
dà un senso al viaggio.
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A chi già lo sa
A chi non mi conosce ancora
A chi è molto lontano
A chi mi abita affianco
A chi non vedo mai
Ragazzi, questa sera vi sogno tutti.
Sarà come nella copertina di Sargent Pepper’s.
| inviato da il 28/1/2005 alle 22:36 | |
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28 gennaio 2005
Gronchi rosa
Post scritto il 23 dicembre, ore 11.40 p.m.
Mai pubblicato.
Vedo
Macchie di luce sull’erba di De Nittis
Leggo
Il sogno più dolce, Doris Lessing
Mangio
Pasta di mandorle
Ho sentito dire
Se vuoi imparare qualcosa non leggi un libro, parli con qualcuno
Prove di Volo
Ci siamo quasi.
Ma non arriverò a dire che l’anno passato ha portato via le stagioni.
Una due, tre
E ora quattro
Però dicono che nel buio più profondo si comincia a vedere di nuovo la luce.
‘C’è già un minuto di più di luce, il giorno si sta allungando, la primavera sta arrivando’
Così mi ha detto un ragazzo che ha visto il mondo,
e che ora aspetta un figlio,
e si vede che lo aspetta,
non lo dice, ma lo sogna tutte le notti.
E’ anche preoccupato, ma non lo fa vedere, solo un respiro trattenuto lo smentisce,
sarà un buon padre,
sta già preparando le ninne nanne da cantare al piccolo
e storie meravigliose su posti che ha visto.
La ragazza colorata ha in mente il prossimo viaggio
Crede in quello che fa, o almeno, si sa guardare intorno,
sa cogliere quello che c’è di buono,
e sorride sempre.
Ma conquistarla non deve essere semplice.
L’araba ha sempre voglia di giocare,
è in partenza anche lei,
nasconde qualcosa che non le sta più addosso.
Il musicista è molto insoddisfatto di sé e del mondo che porta con sè,
vuole partire e presto lo farà -
in realtà spera solo di farsi salvare da qualcuno
o trovare una scusa
per non chiudere la valigia e cominciare di nuovo
un altro sé, un'altra casa, un lavoro, anche.
Milonga, di nuovo, si guarda intorno, è contenta di sé per aver trovato loro,
pensa che è successo perché si sta cercando
si è trovata,
pensa di colorarsi la vita,
ogni giorno,
le piace lanciare un messaggio, dare un segno diverso,
si sente leggera,
e balla
balla sul mondo
Ha in mente di partire,
lontano da qui,
sa che lo farà,
prima per assaggiare l’aria,
poi per un periodo,
poi non lo sa ancora.
Le chiamano prove di volo.
Impara a vedere mondi diversi
Ora sta perfezionando la planata.
| inviato da il 28/1/2005 alle 22:27 | |
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3 gennaio 2005
Approdi
(contratto scaduto, da domani sono in ferie...)
Partenze, nuovi arrivi, ancora partenze... Domani si va a farci pizzicare dalla taranta gente e profumi e posti nuovi
mi sento a casa
cari bloggers un augurio per le cose a venire avete buttato via i vostri calendari? ottima sensazione
da domani inizia il voyage au sud.
Un anno è lungo abbastanza per trovare un intero mare
Saranno cose da raccontare.
| inviato da il 3/1/2005 alle 23:8 | |
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23 dicembre 2004
In sospensione
Ora, trattativa sindacale...
Attesa
fra pochi giorni scade il contratto...
Sono ancora qui
Ho trovato una fibra ottica
argonauti fatemi forza
| inviato da il 23/12/2004 alle 17:24 | |
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15 dicembre 2004
Wassilij

Wassilij Kandinskij, Segmento blu, 1921
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Posso essere davvero pronta al viaggio solo se percorro me stessa, mi piace scoprirmi dentro a pozze di coscienza colorata ___________________
sono quella sagoma nera che solca geometrica un mare bianco
porta con sè tutto quello che conosce
ha appena assaggiato l'odore del mare, è quasi pronta...
sono la macchia arancione pulsante cerchiata di blu
quella intermittenza è la mia energia non posso reprimerla
sono il cerchio blu che danza su uno spazio siderale, senza un tempo senza un prima o un altrove
puro e essenziale che trova, forse, il sole, un cerchio giallo che lo osserva da lontano
e lo avvolge
voglio ancora vedere molti soli voglio essere abbagliata dalla luce
spesso mi incuriosisce una dimensione che non è la mia amo il diverso, il rosso, il terreno umido, anche il metafisico, amo i triangoli verdi, amo Wassilij.
| inviato da il 15/12/2004 alle 0:53 | |
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