.

 
milonga 
era un mondo di adulti...si sbagliava da professionisti
<%if foto<>"0" then%>
 
  Ultime cose
Il mio profilo
  Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom
 
  cerca

 

Vedo

La Costa Azzurra, Matisse

Leggo

Il retro delle confezioni di cerini

Mangio

Noci, miele e fichi d'india

Ascolto

Miles Davis


 

Diario | Memo |
 
Diario
6649visite.

26 settembre 2005

Mamma Roma

(Una notte, un viaggiatore…)

 

Pioggia, tanta pioggia,

ovunque.

Strade bagnate,

Sanpietrino liscio.

A Roma tutti sanno che il Sanpietrino

È infido,

non perdona.

Sulle strade lisce,

sul sampietrino bagnato,

meglio si va,

si scorre facile,

tutto sembra a portata di mano,

compresi i pericoli.

Si va lenti, ci si sente più leggeri,

con gli acquazzoni l’attrito si annulla,

tutto sembra passare più in fretta.

Mamma Roma, stanotte abbiamo più paura,

paura di sbagliare,

prima ancora di cadere -

il pericolo c’è -

stanotte si rischia grosso.

In ballo c’è una caduta,

la fanghiglia calpestata da migliaia di piedi che sono passati

da queste parti nell’ultima mezz’ora,

il senso del ridicolo,

il terrore della perdita,

la voglia di toccare,

la presa forte di una mano,

che improvvisa,

non richiesta,

stringe,

chiama.

- C’è qualcuno lassù?

  Sono venuto a prenderti.

- Sì, lo so ma non immaginavo…

- Beh, neanche io, se non ci fosse questa pioggia…

  Stai attenta, puoi scivolare,

- Sì, è già successo

- Mi senti? Ti prendo

- Non pensavo

- Neanche io

Stanotte non c’è solo fanghiglia e folla,

si gioca da professionisti,

anche la luna guarda, quasi soddisfatta ride,

c’è qualcosa che non riescono a spiegare,

sarà la pioggia,

sarà la carta umida che se ne va sotto le scarpe,

sarà la luce gialla dei lampioni –

quante luci accese hanno visto stanotte –

 

sarà Billie che non la smette di cantare Moon Light Love…

 

sarà Roma.

 

Mamma Roma.

 




permalink | inviato da il 26/9/2005 alle 1:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa

28 giugno 2005

Libertà e perline colorate




 

Ho necessità di scoprirmi in fondo a certe

cose che mi accadono.

Quando capitano,

il mio istinto più forte mi porta a scoprirne il

perché,

perché proprio in quel momento,

in quell’ambiente,

mi ritrovo di nuovo fragile, sulla punta delle dita.

Di qualcun altro.

 

Tutta la costruzione,

tutta la fatica che spendo per me,

per essere forte,

improvvisamente viene spazzata via

da un soffio di vento caldo,

mi ritrovo tremante a raccogliere cocci.

 

Strano, dovrei sentirmi preoccupata,

dovrei vederne lucidamente la fine,

accorgermi fin da subito del lento morire delle cose,

e invece mi raccolgo in un sorriso,

segreto.

 

Tutto ciò che mi viene in mente

sono:

alberi alti su cui far dondolare un’altalena,

colline di grano verde spazzate dal vento d’estate,

girandole colorate sui tetti di Roma,

case rosse dagli usci verdi,

strade lastricate di sassolini colorati,

biglie da ricercare sotto arbusti di more,

un lento morire di corpi,

dopo un amplesso,

favole indiane da raccontare dopo il tramonto,

cibi colorati da assaporare,

pietanze fredde da scoprire a occhi chiusi,

mare aperto su cui veleggiare,

città incantate da scoprire incantati,

pastelli a cera per scrivere sui muri,

foglie di fico, di alloro, di mirto, di pungitopo

da collezionare,

pozze d’acqua chiara in cui immergere il mio corpo nudo di donna,

spiagge profumate su cui riposare,

immersi nell’odore di resina e sale.

 

Tutto questo per pochi brevissimi attimi,

prende corpo nella mia testa,

mentre qualcuno mi guarda e non sa fino a che punto mi desidera,

non vede ancora il mare, io lo intravedo e già so che

lo farà impazzire.

 

 



 




permalink | inviato da il 28/6/2005 alle 19:3 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa

26 marzo 2005

Camomilla in fiore

Milonga è tornata.
L'avevano messa in un sottoscala,
troppo scomodo per chi è abituato a viaggiare.
L'inverno è sempre lungo
se non riesci a vedere un pezzo di cielo.
Adesso sta sempre lì,
ma comincia a vedere un po' di sole.
C'è Boop che l'aspetta fuori
e cose e persone che ama
e che vuole avere di nuovo con sè.

L'albero di Giuda ha messo i fiori,
è ora di uscire.

La bufera è passata,
comincia il viaggio sulla terra ferma,
troveremo draghi, maghe e denti avvelenati,
Gli argonauti non hanno più paura.
Il mare li ha fatti liberi.





permalink | inviato da il 26/3/2005 alle 17:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa

13 febbraio 2005

Fragole e castagne




C’era una volta una ragazza sola

Che aveva voglia di scoprire il mondo.

Una volta, quando era bambina, le dissero:

‘Il tuo nome dice molto di te, coltivalo,

cerca la luce nelle cose che fai,

illuminati delle cose che ti circondi’.

Non c’aveva mai pensato prima,

così da quella volta prese coscienza di quello che portava

con sé,

in fondo, ogni volta che la chiamavano

veniva presentata al mondo

e a quel nome doveva rispondere.

Sì, era stata una bambina silenziosa,

ma da quella volta era riuscita a capire

le cose in un altro modo,

difficile da spiegare,

le vedeva così e questo già la stupiva molto.

 

Un giorno, mentre gironzolava nei boschi vicini alla sua città

(amava molto spostarsi verso spazi che non conosceva),

incontrò un falegname.

Non sapeva il suo mestiere,

ma capì subito che doveva essere così:

le sue mani erano grandi, portava un maglione di lana

spessa, che lasciava intuire muscoli e sicurezza,

e soprattutto

sapeva di legno.

 

Non si parlarono subito,

ma si guardarono incuriositi –

rimase colpita dallo sguardo intrigato di lui,

nonostante fosse molto stanca per il cammino percorso.

Silenziosa, come quando era bambina,

osservava il falegname e le altre persone che si trovavano lì

con loro,

osservava le sue mani grandi.

 

Dopo un po’ di tempo,

mentre odorava i profumi del bosco,

l’odore del freddo e del fuoco messo sù per la carne,

quasi dimenticando il volto di quello sconosciuto,

lo scoprì in cucina-

‘Che strano, pensavo fosse un falegname’

Agitava un cucchiaio in un cucinino

fuori misura per le sue grandi mani,

gli lanciò uno sguardo, sembrava sicuro di sé.

 

Ancora altre voci e altri suoni

E intanto il buio era calato,

la ragazza si ritrovò con un piatto in mano

e con gli occhi di lui curiosi e fermi mentre gli

diceva che aveva apprezzato il suo lavoro.

 

La sera passava, quella doveva essere una lunga festa,

alla fine, tutti decisero di andare a dormire,

la ragazza aveva scoperto la sua voce,

aveva incrociato i suoi occhi,

sapeva anche il suo vero mestiere.

Nulla di più.

Ancora troppo poco.

 

Passarono dei giorni,

i due si ritrovarono,

prima in mezzo a un gran freddo-

e lì tornarono bambini:

‘Vieni con me, devo assaggiare la neve’

Gli disse, e non aveva paura.

 

Poi si incontrarono di nuovo,

in città, al sole:

lì lui parlò molto,

lei glielo lasciò fare –

 

qualcosa disse anche lei.

Dopo le avrebbe detto di essere rimasto colpito

dalle sue parole,

senza ricordare che erano solo di un grado

diverso rispetto al normale.

 

La curiosità di lui crebbe,

lei fu colpita dalla sua sicurezza –

si piacquero ancora.

 

Lui le aveva parlato dei suoi mondi,

lei glieli aveva fatti intuire.

Un bel giorno,

questi mondi altri,

per uno strano rigurgito,

vennero fuori,

quasi a reclamare il falegname-cuoco

dalle grandi mani.

Lei li vide passare,

non fece nulla per doverli

fermare,

sentiva lui accanto che li conosceva bene,

sarebbe stata al sicuro.

 

Così non fu,

lui preso dal troppo facile,

li fece entrare,

lei si ritrovò in territori

scivolosi,

che mai avrebbe voluto attraversare.

Le sue mani grandi non le bastavano,

erano prese da altre mani,

lo guardava fisso,

aspettava il suo aiuto,

lui non capì.

 

 

C’era una volta una ragazza sola,

che aveva voglia di scoprire il mondo.

 

Un bel giorno aveva conosciuto un

falegname.

Non era uno spirito del bosco,

era una persona in carne e ossa,

con delle grandi mani:

non l’avrebbe lasciata andar via

così facilmente,

avrebbe percorso con lei

molta strada,

l’avrebbe protetta da sguardi indiscreti,

avrebbe teso il braccio per farla passare

in mezzo a degli sconosciuti,

anche a un concerto hard core.

 

Lì, l’avrebbe baciata.

 

 

 

 

 

 




permalink | inviato da il 13/2/2005 alle 17:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa

28 gennaio 2005

Post Scriptum

 

 

Oggi firma del contratto

 

Donna libera 

 

Popolo, un brindisi

 

 

 




permalink | inviato da il 28/1/2005 alle 22:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

28 gennaio 2005

Affollamento

 

Qui si canta una storia singolare,

fatta di plurali, di voci, di colori e suoni,

di odori e mesticanza,

di partenze e continui ritorni.

 

Non siamo una persona sola,

siamo un intreccio di affetti, di storia,

di volti che vengono a cercarci,

ancora,

 

a cui diamo un po’ di noi,

che cedono un po’ di rabbia

e passato e frustrazioni

ma

 

una direzione

non oscura altri mondi

 

dà un senso al viaggio.

 

 

_______________

 

A chi già lo sa

A chi non mi conosce ancora

 

A chi è molto lontano

 

A chi mi abita affianco

 

A chi non vedo mai

 

Ragazzi, questa sera vi sogno tutti.

 

 

Sarà come nella copertina di Sargent Pepper’s.

 

 

 

 

 

 




permalink | inviato da il 28/1/2005 alle 22:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

28 gennaio 2005

Gronchi rosa

 

Post scritto il 23 dicembre, ore 11.40 p.m.

Mai pubblicato.

 

 

 

Vedo

Macchie di luce sull’erba di De Nittis

 

Leggo

Il sogno più dolce, Doris Lessing

 

Mangio

Pasta di mandorle

 

Ho sentito dire

Se vuoi imparare qualcosa non leggi un libro, parli con qualcuno

 

 







Prove di Volo

 

 

Ci siamo quasi.

Ma non arriverò a dire che l’anno passato ha portato via le stagioni.

Una due, tre

E ora quattro

Però dicono che nel buio più profondo si comincia a vedere di nuovo la luce.

 

‘C’è già un minuto di più di luce, il giorno si sta allungando, la primavera sta arrivando’

Così mi ha detto un ragazzo che ha visto il mondo,

e che ora aspetta un figlio,

e si vede che lo aspetta,

non lo dice, ma lo sogna tutte le notti.

E’ anche preoccupato, ma non lo fa vedere, solo un respiro trattenuto lo smentisce,

sarà un buon padre,

sta già preparando le ninne nanne da cantare al piccolo

e storie meravigliose su posti che ha visto.

 

 

La ragazza colorata ha in mente il prossimo viaggio

Crede in quello che fa, o almeno, si sa guardare intorno,

sa cogliere quello che c’è di buono,

e sorride sempre.

Ma conquistarla non deve essere semplice.

 

 

L’araba ha sempre voglia di giocare,

è in partenza anche lei,

nasconde qualcosa che non le sta più addosso.

 

Il musicista è molto insoddisfatto di sé e del mondo che porta con sè,

vuole partire e presto lo farà -

in realtà spera solo di farsi salvare da qualcuno

o trovare una scusa

per non chiudere la valigia e cominciare di nuovo

un altro sé, un'altra casa, un lavoro, anche.

 

Milonga, di nuovo, si guarda intorno, è contenta di sé per aver trovato loro,

pensa che è successo perché si sta cercando

si è trovata,

pensa di colorarsi la vita,

ogni giorno,

le piace lanciare un messaggio, dare un segno diverso,

si sente leggera,

e balla

balla sul mondo

 

 

Ha in mente di partire,

lontano da qui,

sa che lo farà,

prima per assaggiare l’aria,

poi per un periodo,

poi non lo sa ancora.

 

Le chiamano prove di volo.

 

Impara a vedere mondi diversi

Ora sta perfezionando la planata.








permalink | inviato da il 28/1/2005 alle 22:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

3 gennaio 2005

Approdi

(contratto scaduto, da domani sono in ferie...)

Partenze, nuovi arrivi,
ancora partenze...
Domani si va a farci pizzicare dalla
taranta
gente e profumi e posti nuovi

mi sento a casa

cari bloggers un augurio per le cose a venire
avete buttato via i vostri calendari?
ottima sensazione

da domani inizia il voyage au sud.

Un anno è lungo abbastanza per trovare un intero mare

Saranno cose da raccontare.




permalink | inviato da il 3/1/2005 alle 23:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

23 dicembre 2004

In sospensione

Ora,  trattativa sindacale...

Attesa

fra pochi giorni scade il contratto...

Sono ancora qui

Ho trovato una fibra ottica

argonauti  fatemi forza




permalink | inviato da il 23/12/2004 alle 17:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

15 dicembre 2004

Wassilij


Wassilij Kandinskij,  Segmento blu, 1921


___________

Posso essere davvero pronta al viaggio
solo se percorro me stessa,
mi piace scoprirmi dentro a pozze di coscienza
colorata
___________________

sono quella sagoma nera
che solca geometrica un mare bianco 

porta con sè tutto quello che conosce

ha appena assaggiato l'odore del mare,
è quasi pronta...

sono la macchia arancione pulsante
cerchiata di blu

quella intermittenza è la mia energia
non posso reprimerla

sono il cerchio blu che danza
su uno spazio siderale,
senza un tempo
senza un prima o un altrove

puro e essenziale
che trova, forse, il sole,
un cerchio giallo che lo osserva da lontano

e lo avvolge

voglio ancora vedere molti soli
voglio essere abbagliata dalla luce

spesso mi incuriosisce una dimensione
che non è la mia
amo il diverso,
il rosso, il terreno umido,
anche il metafisico,
amo i triangoli verdi,
 
amo Wassilij.






permalink | inviato da il 15/12/2004 alle 0:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
sfoglia
giugno